giovedì 3 luglio 2008

FERRERO A VENDOLA, LEGALITÀ VA TUTELATA SEMPRE


(ANSA) - ROMA, 3 LUG - «La legalità va tutelata sempre, nel Paese come nel partito, e le decisioni prese dalla commissione congressuale di garanzia vanno rispettate. Invito tutti alla calma». Così il leader della mozione congressuale numero uno del Prc, Paolo Ferrero, replica alle affermazioni di Nichi Vendola che aveva protestato per l’annullamento del congresso di un circolo di Reggio Calabria, dove la mozione degli ex bertinottiani aveva ottenuto 345 sì con soli due voti contrari. Ferrero, insieme a Raul Mantovani, indice una conferenza stampa subito dopo quella tenuta da Nichi Vendola, e con linguaggio pacato sostiene la tesi delle irregolarità nel contestato congresso a Reggio Calabria. «Secondo quanto afferma la commissione congressuale - spiega Ferrero - in quel circolo nessuno aveva la tessera del 2008».

«La commissione per il congresso - precisa Ferrero - rappresenta tutto il partito e fa applicare le regole, in modo che la legalità sia tutelata per tutti». «Gli organi di garanzia si occupano delle regole decise da tutti e questo non deve diventare motivo di scontro politico» ribadisce il leader della mozione numero uno, che a sua volta lancia un appello: «Il nostro confronto non si trasformi in una brutta competizione elettorale». Ferrero sostiene che nel tesseramento al Prc «si sono riscontrate delle anomalie» e «c’è un rischio di snaturamento, visto che in alcune zone il partito è aumentato di molto e gli aderenti coincidono con quanti hanno votato per la Sinistra arcobaleno». Dal canto suo, Ramon Mantovani sostiene che nella fase precongressuale «in alcuni circoli si assiste a una sorta di primarie, come nel Pd, dove si sceglie il leader». «Ma questo - sostiene Mantovani - non rientra nella tradizione del nostro partito. Non è possibile che in alcune zone gli iscritti di colpo raddopino o addirittura triplichino per votare una delle mozioni».

MOZIONE N.1, PRC: TESSERAMENTO DROGATO RISCHIA DI TRAVOLGERE PARTITO.


PROPONIAMO DI ADOTTARE IDEA DELLA MOZIONE 5: SOSPENDERE TESSERE 2008 A 10 GIORNI PRIMA DALL’INDIZIONE DEL PRIMO CONGRESSO DI CIRCOLO.

Con una “lettera aperta alle compagne e ai compagni di Rifondazione Comunista”, lettera pubblicata oggi sulle pagine della tribuna congressuale del giornale del Prc Liberazione, sei esponenti del Prc (Alberto Burgio, Laura Marchetti, Citto Maselli, Enrico Melchionda, Lidia Menapace, Pasquale Voza), tutti autorevoli personalità del partito, esponenti del mondo della cultura, dei movimenti e del diritto, nonché firmatari della mozione congressuale numero 1, sollevano – rivolgendosi in particolare alla mozione n. 2 (Vendola) - la questione del tesseramento. “Questione scottante – scrivono i sei firmatari della lettera - scabrosa, sulla quale parte della stampa ha cercato di speculare per mettere il nostro partito in cattiva luce. Noi abbiamo giustamente reagito contro queste strumentalizzazioni, tese a diffamare Rifondazione descrivendola come un luogo di corruzione. Ma sbarrare la strada a campagne diffamatorie non implica certo ignorare un problema che viene aggravandosi ogni giorno di più, e che rischia di alterare seriamente il risultato del nostro Congresso. Ed elencano dei fatti, già pubblicamente denunciati. “Vi sono circoli – affermano i sei - nei quali il numero delle tessere è più che raddoppiato rispetto allo scorso anno. Vi sono territori nei quali il partito registra un numero di iscritti pari al 75% dei voti raccolti dalla Sinistra alle ultime politiche. Vi sono congressi nei quali – in seguito all’esplosione delle nuove iscrizioni – ha votato l’80% degli elettori della Sinistra l’Arcobaleno. E ai quali hanno preso parte – talvolta svolgendovi ruoli influenti – iscritti e persino dirigenti di altre formazioni politiche. Quasi tutti questi congressi si sono svolti nel Mezzogiorno (in particolare in Campania, Puglia, Calabria e Basilicata). E tutti hanno visto una schiacciante affermazione della mozione Vendola”.

“Nella mozione Vendola – sottolineano - si parla ripetutamente di democrazia. Da comunisti, sappiamo che le parole possono essere usate come maschere per nascondere l’opposto di quel che significano. Vi chiediamo: che cosa c’è di più antidemocratico del negare a una comunità il diritto di decidere del proprio futuro? Questo oggi rischia di accadere, se lasciamo che l’esito del congresso sia condizionato dal voto di chi ha preso per la prima volta quest’anno – appena qualche giorno fa – la tessera del Prc. I sei firmatari della lettera concludono, sempre rivolti agli esponenti della mozione Vendola: “Vi proponiamo quella che a noi e tanti pare oggi una possibile via di uscita dall’impasse. E cioè alla proposta, formulata qualche giorno fa dai compagni della quinta mozione, di fermare il tesseramento 2008, utile al voto nel congresso, a dieci giorni prima del primo congresso di circolo. Sappiamo bene che nessuno, nel corso di una competizione, può imporre regole diverse da quelle stabilite all’inizio.

Ma crediamo anche che, di fronte a degenerazioni impreviste – dinanzi a un uso distorto del tesseramento che non ha precedenti nella storia del Prc – si impongano gesti di saggezza. Crediamo sarebbe un grave errore non accoglierla. Ovviamente, a nostro parere, non è una decisione che possa essere assunta a maggioranza. Essa deve ottenere il consenso di tutte le mozioni. Per parte nostra, noi la sottoscriviamo e riteniamo che sarebbe un atto di grande rilievo che tutti, a cominciare da Nichi, facessero altrettanto. Per ricostruire il senso di appartenenza alla nostra comunità politica, per il bene del Prc”.

mercoledì 2 luglio 2008


Sul congresso del PRC: modeste proposte tra alterità politica e utilità

Andrea Alzetta
Mario Alcaro

Francesco Caruso
Nunzio D'Erme

Elisabetta Della Corte
Fabrizio Nizi
Franco Piperno

Pietro Sebastianelli


Care compagne e cari compagni, scriviamo questa lettera per una condivisione sentimentale che ci lega a voi ed in spirito d'amicizia. Veniamo da vite vissute differentemente ma convergiamo oggi nell'azione dentro e verso gli istituti della democrazia diretta che operano nella prassi sociale. Guardiamo ai conflitti sociali cioè con l'occhio all'emergere di proprietà comuni che, nella misura in cui vengono interiorizzate, portano alla formazione dell'individuo dotato di una coscienza sociale. Così, ad esempio, i centri sociali non sono che una delle manifestazioni della potenza collettiva trasformatrice che vive ed agisce da tempo nel nostro paese. Essi, infatti, sono esempi di "comunità elettive", la forma finalmente scoperta nella quale ha luogo l'esodo, questo processo di sottrazione al mercato mondiale e al dominio ideologico del calcolo economico.

Del resto, questo rattrappimento della discussione attorno alla sconfitta elettorale è in continuità con un processo di degenerazione che, da Genova in poi, ha segnato Rifondazione: quel privilegiare l'attività di rappresentanza ha finito col conferire al partito una fragile natura istituzionale, impotente e rituale, con qualche caduta nell'antico trasformismo, inseguendo quel parlamentarismo filo-governativo che perseguita la vita morale e civile fin dal nascere della nazione. Mentre l'attuale carattere extraparlamentare, per quanto sia un limite, può invece essere un'opportunità di rivitalizzazione sociale e di alleggerimento dalle scorie insite nella partecipazione alle forme incancrenite della rappresentanza politica, partecipazione che se non va demonizzata neanche va assolutizzata e mitizzata.
In breve, siamo preoccupati di ciò che le mozioni esprimono ma ancor più di quello che neppure nominano.

Per esempio:
1 Le tesi congressuali appaiono ad una prima lettura - ma, per verità, perfino ad una terza - vertere sulla crisi nella sinistra piuttosto che su quella della sinistra. L'antefatto che fonda la discussione è chiaramente la disfatta elettorale o meglio la rottura tra le due anime sinistre: la moderata blairiana raccolta nel Pd e la radicale costretta nell'illusione dell'Arcobaleno.

Il dibattito risulta così attraversato dalla prospettiva di una rivalsa elettorale che consenta di rientrare nei luoghi perduti della rappresentanza. L'impressione che se ne ricava è di un affare tutto interno al ceto politico, la rivendicazione di un posto nel mercato della rappresentanza offrendosi come estrema sinistra, prolungamento della legalità istituzionale nel mondo dei conflitti e della sovversione sociale. Le differenze vertono sul come conseguire l'obiettivo, cioè sui tempi ed i modi di una nuova alleanza con il Pd e il sindacato.

Anche a ricercarlo con pazienza, non si trova un solo cenno a quell'andare tra la gente, al processo di radicamento nell'autonomia delle soggettività collettive che è, oggi come ieri, la strada maestra per chi pretenda d'ereditare la tradizione rivoluzionaria del movimento operaio. Si intravede, invece, un dibattito incastonato più sullo scontro di potere che sulla linea politica, segnato da pratiche della peggiore tradizione democristiana, con i tesseramenti gonfiati e le accuse velenose.

martedì 1 luglio 2008

“Contra su G8″


Movimento sardo Contra su G8*
Documento approvato dal movimento sardo “Contra su G8″

L’Assemblea del 28 giugno 2008 convocata a Cagliari dal movimento sardo “contra su G8″ è un primo passo ed un appello verso la costituzione di un più ampio comitato comprensivo di tutte le organizzazioni che si sono battute e si battono per un migliore mondo possibile, contro la globalizzazione liberista e la legittimità del G8, finanziato con logica bipartisan dagli ultimi due governi nazionali e da quello regionale sardo.

L’Assemblea ha stabilito un primo coordinamento provvisorio per la costituzione di una più ampia rete sarda, italiana ed internazionale in grado di definire un programma complessivo e condiviso di iniziative che, collegando esperienze sarde con esperienze italiane e internazionali, individui un concreto processo da svilupparsi in Sardegna, in piena autonomia politica dalle forze esterne al movimento.

Il programma dovrà definire scadenze, inviti ai rappresentanti dei movimenti, costi e modalità delle iniziative per garantire il diritto a manifestare, il diritto alla mobilità, alla partecipazione ed all’accoglienza.

approvato all’unanimità
Cagliari 28/06/08

lunedì 30 giugno 2008

La sassata n° 4 di Ramon Mantovani


Oggi la lettura dei giornali provoca stati di agitazione.

Ho letto (fonte Liberazione) che si sono riuniti, chiamati dal crs, un folto numero di esponenti della sinistra. Ecco un elenco parziale: Alfonso Gianni, Roberto Musacchio, Patrizia Sentinelli, Elettra Deiana, Maria Luisa Boccia, Ida Dominijanni, Goffredo Bettini, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema, Gianni Cuperlo, Fabio Mussi, Pietro Folena, Famiano Crucianelli, Carla Ravaioli, Sandro Curzi, Miriam Mafai, Beppe Vacca, Alfredo Reichlin, Aldo Bonomi, Mauro Calise.

Insomma il nuovo che avanza!

Il relatore Mario Tronti ha detto: “la sinistra deve tornare ad essere una forza che conti” (questo il titolo dell’articolo di Anubi D’Avossa Lussurgiu). E dopo aver sostenuto che bisogna “chiudere il dopo 89, superare la diaspora che ha diviso la sinistra a partire da quella data e ricomporla unitariamente, in grande, in avanti” ha concluso che il dubbio è se “fare un grande partito della sinistra o un partito della grande sinistra”.

C’è bisogno di commentare?

Claudio Fava (nuovo LEADER di Sinistra Democratica secondo la didascalia della foto pubblicata da Liberazione) lancia la Costituente della Sinistra e critica il PD per l’idea di autosufficienza.

Che vorrà dire?

Veltroni ascoltava in prima fila, seduto fra Vendola e Occhetto.

L’articolo non specificava chi era seduto alla sinistra di chi.

Ma Veltroni era al centro.

Sul Corriere della Sera ed altri quotidiani pagine e pagine sulla svolta (?) a destra di Barack Obama.

Dopo aver minacciato la guerra contro l’Iran ed aver proposto Gerusalemme capitale d’Israele adesso insiste per la pena di morte.

Su Liberazione neanche una riga.

Siamo ancora fermi al tifo che faceva Sansonetti per Obama?

Ramon Mantovani