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mercoledì 9 luglio 2008

Cofferati tifa Vendola.



BOLOGNA; COFFERATI,IL NO DI PRC?ASPETTIAMO CONGRESSO (ANSA) - BOLOGNA, 9 LUG - Seppure le distanze con il Prc e alcuni degli altri partiti ex Arcobaleno sembrino ora incolmabili, a fine luglio, quando saranno conclusi i congressi nazionali, lo scenario potrebbe anche cambiare. A ribadirlo, il sindaco di Bologna Sergio Cofferati, commentando le decisioni del congresso locale di Rifondazione Comunista che ha votato a larga maggioranza una mozione che esclude ogni alleanza con il Pd in vista delle elezioni del 2009: «Gli approdi territoriali sono già significativi - ha spiegato - ma le dinamiche concrete dei partiti si sapranno solo a conclusione dei congressi». Solo le assise nazionali, infatti, «potranno determinare scelte future ed eventuali nuove aggregazioni nell’area», ha continuato il sindaco che ha fatto capire di essere disponibile ad aprire un confronto con quelle correnti più vicine alla sua idea di ’sinistra di governò, prima fra tutte quella animata da Nichi Vendola all’interno di Prc. Quindi, meglio attendere fine luglio, «quando il quadro sarà formalmente definito». (ANSA)

sabato 5 luglio 2008

E' pazzia l'illegalità, proteste contro la faziosità di Liberazione

E' PAZZIA L'ILLEGALITA'

All'anonimo estensore dell'articolo: pazzia è voler rendere legale, a prescindere, ciò che illegale è stato dichiarato.
Se non si vuole essere di parte (ahimè Liberazione da tempo lo è) bisognava innanzitutto pubblicare integralmente il deliberato della Commissione di Garanzia per il Congresso con il quale si motivava la decisione, sentire, perché no, il suo Presidente, oltre a raccogliere come è stato le varie opinioni.
Bisogna essere seri, ne va della credibilità del Partito che vedo essere di poco interesse anche da parte di chi occupa o vorrebbe occupare massime responsabilità.
Bando alla banalità dell'accusa che c'è nel Partito chi non vuole nuovi iscritti (l'anonimo estensore dovrebbe chiedersi il perché di tanto interesse anche dei massimi dirigenti per il tesseramento, solo da giugno 2008 in presenza del Congresso e perché non prima, e soprattutto perché non da anni, dove il tesseramento era considerato dagli stessi parte irrilevante dell'iniziativa politica quasi un "fastidio").
In passato all'epoca della presenza della DC e del PSI protagonisti in previsione dei loro congressi di gonfiamenti di tesseramento, nuovi pacchetti di tessere, ecc. questo comportamento veniva giustamente criticato e ritenuto una modalità clientelare del far politica.
Oggi al contrario viene esaltato come partecipazione e nulla vale se il Congresso viene convocato alle ore 18.00 con prevista votazione alle 19.00, e se inizi con una presenza di 20 compagni e se all'ora di inizio delle votazioni arrivano in 380 (chiedo se questa sia da considerarsi partecipazione o una anomalia e come tale valutata).
Si, credo che questo è un problema politico di cultura politica di etica e morale per chi è comunista e tale intende restare.
La voglia di vincere alla base dell'autocandidatura a Segretario è stata motivo che ha trasformato il Congresso in contesa, da sede di confronto politico a quella per un referendum sul Segretario.
Così si è fatto venir meno la soglia della solidarietà e dell'interesse comune ed affermata la concezione americanizzante del far politica con relativa claque esterna al Partito dotata di grandi mezzi per influire sulla decisione dello stesso.
Se rispetto ai 2800 circoli esistenti i problemi dei ricorsi riguardano essenzialmente alcuni circoli, ed in particolare al Sud in 3 Regioni - Puglia, Calabria, Campania - per "l'esplosione di nuove iscrizioni" tanto da registrare proporzionalmente più iscritti che voti e per votare la stessa mozione, questa è da considerarsi anomalia o no?
Aurelio Crippa

...
Caro direttore,presumo che l\'articolo in prima pagina non firmato sia opera tua, lo \"stile\" e lo spirito partigiano sono inconfondibili, devo ammettere, che esattamente come fa il nostro presidente del consiglio, così ultimamente fa Liberazione, cioè si prodiga nel mistificare la realtà (penosa) con argomenti curiosi.
E\' evidente a tutti, che in alcune zone del sud queste truppe comuniste dell\'ultima ora siano perlomeno una sorpresa, che ci sia tanta \"ansia\" di voler contribuire al dibattito del PRC è stupefacente, che tutte queste persone non abbiano dato un contributo pari alla loro attuale foga nella battaglia elettorale è strano, come strano è, vedere che in alcune zone Vendola e compari abbiano quasi più tessere che voti.
Basterebbe tutto ciò per argomentare in senso contrario da come tu, caro direttore hai fatto stamattina se poi aggiungiamo, che nel caso di Reggio non c\' erano neanche fisicamente le tessere è difficile capire come il giornale di tutti non faccia il minimo richiamo alle regole che tutti hanno concordato.
Si poteva pensare (e magari mettere nel conto) di arrivare alla fine dei propri giorni non comunista, ma addirittura crepare democristiano mi sembra troppo!!!!!

Alberto Larghi circolo di Rho

...
Anche la democrazia ha le sue regole, ma di questo, Liberazione, non sembra tenerne conto: ecco la vera vergogna!!
La commissione nazionale per il congresso rappresenta l'insieme del partito ed e' stata eletta per garantire che tutto avvenga con regolarità. Non riconoscere il suo ruolo e le sue deliberazioni rappresenta un atto gravissimo di delegittimazione di tutto il partito. Esprimo pertanto, pieno sostegno al lavoro della suddetta commissione, impegnata a restituire credibilità ad un congresso viziato da irregolarità diffuse soprattutto in alcune regioni. Non accetteremo ulteriori intimidazioni. Liberazione se ne faccia una ragione.

Barracco Luciano
Legnano

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Provo sconcerto per la presa di posizione di Liberazione che, in maniera così arrogante, decide di sostenere l'esito di congressi palesemente irregolari.
Ma ciò che trovo veramente vergognoso è che venga utilizzato l'organo del nostro partito come mezzo per accusare di arrivismo chi invece cerca di fare rispettare la democrazia e la regolarità durante un congresso così combattuto e difficile. Chiedo con forza e convinzione la messa in discussione del ruolo di Sansonetti come direttore di questo giornale.


Iriti Dafne
Legnano

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Compagno Sansonetti, la pazzia è ben altra cosa...è stata pazzia l'esperienza di governo del nostro Partito, perché ci ha clamorosamente allontanati dalla nostra gente- si vedano gli atti ufficiali, partendo dalla prima finanziaria (con il sciagurato comma 1198 della finanziaria per il 2007) del governo Prodi, ai rifinanziamenti alle missioni militari, alla perdita di coerenza costruita giorno dopo giorno nell'esperienze all'interno del Movimento- o all'aver voluto un Congresso strutturato per documenti..
Quello che scrivi tu, lascia allibiti...
Oltre che scorrettamente di parte, lascia intendere che qualcuno vorrebbe un Partito impermeabile, una sorta di "setta" degli eletti (parli di purezza ideologica a nostro parere impropriamente)..ma sai perfettamente che cosi non è..quello che è accaduto nel circolo Gramsci di Reggio Calabria non è nulla di tutto ciò ed indigna oltremodo anche la dichiarazione del compagno Vendola che."sembra che anche nel nostro partito si sia infiltrato un sentimento leghista"..
Indigna perché i Comunisti sono "cittadini del mondo" e nulla ha a che fare con il tema in discussione...
Ripetiamo, quello che è successo scredita il partito e lo avvicina a certe pratiche estranee a noi comunisti..e poi, una domanda compagno Sansonetti..visto che celebriamo oggi, a distanza di poco più di 2 mesi dal risultato elettorale -disastroso per noi comunisti- il congresso.ma dove erano questi compagni?????
Esiste per finire una follia.quella di dare nuovamente credito, strategicamente parlando, ad un gruppo dirigente che è riuscito nel "capolavoro" di buttarci fuori dal parlamento, e quella di non arrivare ad annullare congressi clamorosamente al di fuori delle regole.


Verga Marco iscritto PRC Cinisello B. -Funzionario Fiom Milano
Mey Iolanda iscritta PRC Cinisello B.
Mantovani Alessandra Iscritta PRC Cinisello B.

...
NO ALL'ILLEGALITA'
La Redazione

Le anomalie riscontrate in molti congressi di circolo - ampiamente denunciate con lettere e ricorsi in questi giorni - trovano conferma nella decisione della Commissione nazionale per il Congresso di invalidare il congresso del circolo di Reggio Calabria centro perché i partecipanti non risultano iscritti al Partito. E' stata violata quindi una norma fondamentale del regolamento congressuale e dello stesso statuto di Rifondazione comunista.
In questo momento di difficile dibattito interno, non iscritti hanno tentato di viziare l'andamento del Congresso.
Tutto ciò è molto grave.
E' gravissimo che si permetta a non iscritti di partecipare ai nostri congressi.
Comportamenti di questo tipo, avallati da dirigenti nazionali con inviti alla disobbedienza delle regole comuni, si pongono in contrasto con quella che dovrebbe essere la diversità dei comunisti.
I comunisti devono tornare ad essere esempio per tutti, anche a partire dai comportamenti tra compagne/i.
I congressi falsati, tipici dei peggiori partiti della prima Repubblica, sono sempre stati estranei alla storia e alla cultura delle/dei comuniste/i.
E' inoltre politicamente immorale che il giornale del Partito, Liberazione, pubblichi in prima pagina un violentissimo attacco alle regole comuni, alle decisioni della Commissione nazionale per il Congresso e ai militanti di tutte le mozioni diverse dalla 2. Tutte quelle mozioni che hanno deciso di far applicare il regolamento, annullando il congresso di Reggio Calabria centro, viziato da gravissime irregolarità.
E' vergognoso che Liberazione fornisca una visione distorta e fuorviante dei fatti. Liberazione, deve essere il quotidiano di tutto il Partito, indipendentemente dalle mozioni e dalle proposte politiche oggetto del nostro dibattito, e non può essere né il megafono della mozione 2 né una clava da utilizzare contro gli altri compagni.
La partecipazione va benissimo, ben venga, ma quella vera, reale, non indotta da strani meccanismi e nel pieno rispetto delle regole.
Nel caso di Reggio Calabria, ma ci sarebbe tanti altri esempi, non si può non notare come le tessere del Partito tendano a coincidere con i voti per la Sinistra Arcobaleno.
E' questa sarebbe la tanto enfatizzata partecipazione? Non si capisce o non si vuol capire che dietro c'è qualcosa di innaturale?
Reputiamo infine vergognose e respingiamo le accuse di antimeridionalismo rivolte alle compagne/i della mozione 1.
Sono stati riscontrati e sollevati dei problemi rispetto ad alcune federazioni del Sud. Se fossero avvenute le stesse violazioni al Nord o al Centro le avremmo denunciate con lo stesso vigore.
Non lo dobbiamo ricordare noi: al Sud ci sono tante/i compagne che si battono per un'alternativa di società, scontrandosi quotidianamente con coraggio e passione con mafie e potentati di vario tipo.
Ora si rispettino le regole e si annullino, come è stato sempre fatto anche nei precedenti congressi, tutti quei congressi viziati da gravi irregolarità.

La redazione de "Il Saper Fare"

giovedì 26 giugno 2008

Primi congressi di circolo.

Prospetto generale SARDEGNA (10% dei congressi*)
DATI UFFICIOSI

doc 1 : 109 voti (42,6%)
doc 2: 141 voti (55%)
doc 3: 1 (0,4%) doc 4: 1 (0,4%) doc 5: 4 (1,6%)

...
Federazione di Cagliari (4%* dei congressi)
Circolo "Chessa" Cagliari
1°doc: 3 2° doc: 37 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0
Circolo di Isili
1°doc: 8 2° doc: 0 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0
...
Federazione del Sulcis
Circolo di Isili
1°doc: 0 2° doc: 10 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0
...
Federazione del Medio Campidano
Circolo di Serrenti
1°doc: 23 2° doc: 0 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0
...
Federazione di Oristano
Circolo di Marrubiu
1°doc: 18 2° doc: 0 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0
...
Federazione di Nuoro (35%* dei congressi)
Circolo di Oliena
doc 1: 11 doc 2: 1 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0

Circolo di Orgosolo
doc 1: 0 doc 2: 12 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0

Circolo di Galtellì-Irgori
doc 1: 4 doc 2: 0 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0

Circolo di Orani
doc 1: 6 doc 2: 15 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0

Circolo di Bitti
doc 1: 5 doc 2: 2 3° doc: 0 4° doc: 1 5° doc: 0
Circolo di Orune
doc 1: 0 doc 2: 2o 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0
Circolo di Atzara
doc 1: 3 doc 2: 11 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 4
Circolo di Gavoi
doc 1: 3 doc 2: 11 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0

Federazione di Sassari (10%* dei congressi)
Circolo di Chiaramonti
doc 1: 1 doc 2: 22 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0

Circolo di Sennori
doc 1: 9 doc 2: 0 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0

Circolo Berlinguer di Sassari
doc 1: 6 doc 2: 0 3° doc: 1 4° doc: 0 5° doc: 0

Federazione della Gallura
Circolo di Oschiri
doc 1: 9 doc 2: 0 3° doc: 0 4° doc: 0 5° doc: 0

* calcolato sui voti totali rispetto ai voti totali del congresso straordinario regionale

sabato 21 giugno 2008

Giovani Comuniste/i: un punto fermo, sempre in costante ricerca


Proposta di ordine del giorno, inviate le adesioni a rifondazionelibera@gmail.com


Il nostro congresso ha davanti a sé un obiettivo: definire una linea che permetta al nostro partito di rilanciare il proprio profilo strategico e la propria autonomia politica, mettendo entrambi al servizio di un processo di ricostruzione dal basso della sinistra d’alternativa. 
Riteniamo che anche le/i Giovani Comuniste/i, in quanto parte integrante del partito e comunità politica non estranea alle sorti della sinistra italiana (e alle condizioni materiali di quella parte del Paese che potrebbe subire conseguenze devastanti dalla definitiva messa in crisi delle forze progressiste), debbano essere protagonisti di questo progetto.
Un grande progetto di «riconnessione sentimentale» con il nostro popolo, con i bisogni e i sentimenti delle classi subalterne e in particolare di quella generazione direttamente colpita - a livello materiale e culturale - dalla piaga della precarietà lavorativa ed esistenziale.
Per essere all’altezza di questa sfida abbiamo bisogno di un’organizzazione che, nella pratica di una reale autonomia nei confronti del partito, trovi la forza e la capacità di rimettersi in piedi, superando una tendenza imbarazzante all’indebolimento territoriale e della militanza; una inefficacia dell’azione politica sempre più cronica; una distanza ormai profondissima tra i coordinamenti locali e l’esecutivo nazionale; una frequente difficoltà di relazione persino nei confronti di quei movimenti e soggetti del conflitto sui quali avevamo investito tanta parte della nostra proposta politica.
Non descriviamo questa realtà per addossare ad altri responsabilità. Siamo tutti corresponsabili di una condizione che però, oggi, va indagata per come oggettivamente si presenta. E per la cui soluzione ciascuno di noi ha il dovere di proporre suggerimenti e indicazioni.
Noi individuiamo tre priorità.
La prima è investire speditamente sulla migliore innovazione (che è ben altro dal nuovismo dilagante), nelle pratiche e nella cultura politica, che, come Gc, abbiamo saputo produrre in questi anni, rendendola parte imprescindibile del patrimonio collettivo del partito. Pensiamo alla scelta di vivere dall’interno la stagione dei movimenti; all’affermazione della centralità decisiva del pensiero della differenza e dell’autodeterminazione; all’impegno ad un dialogo paritario nei confronti dei «focolai di resistenza» esterni all’organizzazione e disseminati nel Paese. Una innovazione che riteniamo sia feconda nella misura in cui rimane intrecciata al rilancio della nostra soggettività di comuniste e comunisti del XXI secolo.
La seconda è rigettare l’idea secondo cui un contesto produttivo in rapida trasformazione e un’idea della politica sempre più ridotta a marketing e immagine inducano meccanicamente la necessità di liberarsi delle forme consolidate della politica e dunque anche della nostra organizzazione giovanile. In quest’ottica leggiamo, con preoccupazione, la proposta di dare vita ad una nuova soggettività politica che superi, nella forma dello spazio pubblico della «costituente della sinistra», l’esperienza delle/i Giovani Comuniste/i. Noi lo diciamo senza ambiguità o reticenze: contrastiamo tale ipotesi e ci impegniamo ad investire sul rilancio dei Gc e sul loro radicamento territoriale, in ogni paese, in ogni città, in ogni periferia e in ogni luogo del conflitto sociale, dando così un senso reale ed efficace all’idea di «spazio pubblico» che da sola dice ben poco.
La terza, infine, riguarda le forme e le regole della nostra comunità. Ambire a rilanciare l’organizzazione giovanile significa puntare a ricostruire il senso di un’appartenenza unitaria. Ciò può avvenire se, finalmente, si dà corpo a forme di partecipazione e di iniziativa che rimettano al centro realmente la democrazia e l’orizzontalità. Negli ultimi mesi ciò è drammaticamente mancato, come dimostra la scelta di investire sul «Network giovani» e di imporlo ovunque senza considerare le specificità di ogni singola realtà locale, senza aver mai convocato, per discuterne, l’organismo dirigente nazionale o, con sistematicità, gli stessi territori.
In questo senso riteniamo essenziale (e per nulla liturgica) la cura della nostra formazione e auto-formazione e, al contempo, il tentativo di dare alla nostra militanza il valore di un’esperienza sociale incisiva, percepita all’interno del territorio come utile alla coesione e alla solidarietà, argine alla frammentazione sociale.
Possiamo rimediare ai nostri errori, dimostrando che saperli riconoscere è segno di intelligenza politica e di onestà intellettuale, oltre che la premessa necessaria per ricominciare.
Dobbiamo ripartire dalle/i Gc, un punto fermo, anche se in costante ricerca. Ripartire da ciò che ha permesso ad ognuno di noi di non sentirsi ospite né nel partito né nei movimenti. Ripartire da noi stessi e dalla società, dai suoi bisogni e della sue richieste, dal dialogo -come abbiamo fatto in questi anni, da Genova a Firenze, dalla Val di Susa a Vicenza - con tutti i soggetti della resistenza: i collettivi, le reti contro la guerra, l’auto-organizzazione di studenti, donne, lavoratori, migranti. Con questo spirito ci impegniamo a lanciare, per il prossimo autunno, tre grandi campagne di massa:
-una contro la precarietà del e sul lavoro, ponendo l’obiettivo dell’abrogazione della legge 30;
-una per scuole e università di massa (e non massificate) pubbliche e gratuite;
-una contro il razzismo di massa e la ignobile strumentalizzazione del tema della sicurezza.
Ce lo chiede innanzitutto un’epoca di offensiva capitalistica e una fase politica, quella che si è aperta con la sconfitta elettorale di aprile e l’avvio su vasta scala di rigurgiti xenofobi e fascisti, terrificanti. Ce lo chiede il nostro «popolo».
Ma, come abbiamo sempre detto, «il nostro tempo è qui e comincia adesso». Per questo vogliamo raccogliere e vincere la sfida.

venerdì 6 giugno 2008

Claudio Grassi a Serrenti 7 giugno


Dopo l'iniziativa si terrà una cena di autofinanziamento nel circolo "Playa Giron" di Serrenti, in via Mameli, Non mancate!!!

giovedì 5 giugno 2008

CPF Oristano

Convocazione Comitato Politico Federale

Il Comitato Politico Federale è convocato per domenica 08 giugno 2008 alle ore 16.30, ed in seconda convocazione (solo qualora non si raggiunga il numero legale) per lunedì 16 giugno alle ore 18.00, presso i locali della Federazione – Via Mattei, 46 ( 4° piano ), Oristano – per discutere e votare i seguenti punti all'ordine del giorno :

  1. Presentazione dei Documenti Congressuali (max 10 min. per ciascun documento)
  2. Dichiarazione di adesione e votazione dei singoli Documenti Congressuali
  3. Proposta di composizione ed elezione della Commissione Federale per il Congresso
  4. Varie ed eventuali.

Considerata l'importanza degli adempimenti all'ordine del giorno Vi invito ad essere assolutamente presenti e a voler rispettare la puntualità.

Il 1° documento sarà presentato dal compagno Nicola Nicolosi (leader della sinistra sindacale)

martedì 3 giugno 2008

CPF Cagliari

Il Comitato Politico Federale della federazione di Cagliari che si è riunito in data 31 maggio 2008 ha sottoscritto i documenti.

1° documento 19 sottoscrizioni (33,3%)
2° documento 38 sottoscrizioni (66,6%)
3 documento 0 sottoscrizioni ()
4 documento 0 sottoscrizioni ()
5 documento 0 sottoscrizioni ()

1 astenuto

CPF Ogliastra

Il Comitato Politico Federale della federazione dell'Ogliastra che si è riunito in data 31 maggio 2008 ha sottoscritto i documenti.

1° documento 1 sottoscrizione (12,5%)
2° documento 7 sottoscrizioni (87,5%)
3 documento 0 sottoscrizioni ()
4 documento 0 sottoscrizioni ()
5 documento 0 sottoscrizioni ()

CPF Nuoro

Il Comitato Politico Federale della federazione di Nuoro che si è riunito in data 2 guigno 2008 ha sottoscritto i documenti.

1° documento 19 sottoscrizioni (36,5%)
2° documento 32 sottoscrizioni (61,5%)
3 documento 0 sottoscrizioni ()
4 documento 0 sottoscrizioni ()
5 documento 1 sottoscrizioni (2%)

sabato 31 maggio 2008



Cari Compagni e care Compagne,


Il Comitato Politico Federale del PRC-SE di Cagliari è convocato, in prima convocazione, il giorno Sabato 31 Maggio 2008 alle ore 17.30 nei locali della Federazione di Cagliari in via Asproni n. 24 , con il seguente oridine del giorno:
1- Presentazione doc. congressuali e sottoscrizione
2- Commissione congressuale
3- Bilancio 2007
E' NECESSARIO CHE TUTTE LE COMPAGNE E TUTTI I COMPAGNI ASSICURINO LA LORO PRESENZA ALLE ORE 17:30 PRECISE DI SABATO 31 MAGGIO AL COMITATO POLITICO FEDERALE DI CAGLIARI IN VIA ASPRONI.

La compagna IMMA BARBAROSSA presenterà il 1° documento congressuale "Rifondazione Comunista in Movimento"



giovedì 29 maggio 2008

Caro Nichi, abbassiamo i toni e rispettiamo la verità

Caro Nichi, sono d’accordo che occorre ridurre il grado di conflittualità interna. Sia per il rispetto delle persone sia perché questo partito, questa comunità di uomini e di donne, deve essere preservata. Il congresso deve servire a definire la linea politica, non a smontare il partito.Propongo quindi a tutti di abbassare i toni e per quanto mi riguarda lo farò unilateralmente.La scelta di abbassare i toni della polemica per essere efficace deve essere in primo luogo una scelta di verità e per questo colgo l’occasione per segnalarti quattro cose.Io mi sono sentito dare del golpista, del doroteo, di avere pratiche che puzzano di stalinismo, di cercare il capro espiatorio della sconfitta. Una fila di contumelie che si è unita alla sistematica distorsione della posizione politica che sostengo, dove la ricostruzione della sinistra e della sua unità a partire dal sociale e dall’opposizione al governo Berlusconi, viene etichettata come la riproposizione di “logiche puramente minoritarie”. Disarmo unilaterale significa quindi togliere di mezzo ogni vittimismo, perché come diceva quel signore mediorientale 2000 anni fa: “chi è senza peccato scagli la prima pietra”.In secondo luogo io credo che per riportare sui binari giusti il dibattito congressuale è bene ristabilire la verità sui motivi della divisione del gruppo dirigente. Noi non ci siamo divisi sulle responsabilità della sconfitta elettorale. Come ho avuto modo di dire al Comitato Politico Nazionale e in ogni sede pubblica dove mi sia capitato di parlare o di scrivere, io sono responsabile della sconfitta come tutto il gruppo dirigente di maggioranza. Questa storia della ricerca del capro espiatorio è una balla priva di fondamento e forse sarebbe bene smettere di raccontarla per svelenire il clima.Noi ci siamo divisi perché in campagna elettorale Fausto ha autorevolmente proposto di superare rifondazione per costruire un soggetto unico della sinistra in cui il comunismo fosse una tendenza culturale. Ci siamo divisi perché nelle ultime settimane di campagna elettorale una parte del gruppo dirigente che ha firmato la tua mozione, senza averne mai parlato in nessun organismo dirigente, raccoglieva firme all’esterno di Rifondazione Comunista su un appello per lanciare la costituente della sinistra. Ci siamo divisi perché ancora dopo la batosta elettorale il segretario ha proposto di accellerare il processo che “porti alla nascita del nuovo soggetto politico della sinistra”, “con chi ci stà”.Non quindi sulla assurda ricerca di un capro espiatorio di una sconfitta che è collettiva e politica ci siamo divisi, ma sull’opportunità o meno di superare Rifondazione Comunista in una Costituente per una nuova forza politica. Un buon modo per svelenire il dibattito è quello di ripartire dai fatti per come sono avvenuti e dire con chiarezza cosa si intende fare. Per questo nel primo documento abbiamo scritto che rifondazione comunista ci deve essere per l’oggi e per il domani. Perché i compagnie e le compagne nel congresso devono potere scegliere una linea politica chiara, non dare una delega in bianco ad un gruppo dirigente.Da ultimo due proposte. Io ed altri compagni e compagne abbiamo chiesto in tutte le salse di fare il congresso su un unico documento a tesi in modo da dare un segnale unitario. Tu e altri compagni e compagne avete rifiutato. Dopo di che abbiamo proposto di scrivere nei documenti - e lo abbiamo scritto a chiare lettere nel nostro - che ci si impegnava dopo il congresso ad una gestione unitaria. Ritengo vitale per il partito una gestione unitaria perché il congresso decide la linea politica ma deve anche ricostituire la comunita dei compagni e delle compagne: tutti devono partecipare alla gestione del partito. Al Congresso di Venezia, con la logica che “chi vince prende tutto”, abbiamo sbagliato, perché il partito è di tutti e non della maggioranza del gruppo dirigente che ha vinto il congresso. Dobbiamo evitare che il sacrosanto percorso democratico congressuale si trasformi in un meccanismo di esclusione perpetuo di una parte dei compagni e delle compagne. La mozione di cui sei il primo firmatario non propone la gestione unitaria; perché non la proponi ora? sarebbe un segnale importante della volontà di preservare e rilanciare questa comunità politica.In secondo luogo, per evitare che il congresso si avviti su se stesso, occorre ridislocare da subito il partito nella società, a fare politica. Per questo ho proposto al Comitato Politico Nazionale un ordine del giorno che lanciava la proposta di costruire il coordinamento di tutte le forze di sinistra - partiti, associazioni, comitati, ecc - per costruire immediatamente l’opposizione al governo Berlusconi. Perché non ci impegnamo tutti in questa costruzione, sul lavoro, sul nucleare, sulle grandi opere, sulla sicurezza, in modo che i giornali non abbiano solo da scrivere sui retroscena delle nostre beghe interne ma sul fatto che in Italia rinasce l’opposizione?

giovedì 22 maggio 2008

Questione di stile

Si sono svolte il 16 maggio, a Cagliari con P.Ferrero e a Nuoro con R. Mantovani, le presentazioni del documento sottoscritto dalla maggioranza del CPN .Le riunioni tenute in locali del Partito hanno visto un’ampia partecipazione di compagni con oltre quaranta interventi.
Non è stata spesa dal Partito una lira né per i locali né per pubblicizzare le iniziative, né per rimborsi ai compagni venuti da altre sedi o pagamento di mezzi speciali..
Si sono svolte il 17 maggio a cagliari (mattino) e a Nuoro (pomeriggio) le riunioni di presentazione del documento n.2 con un’ampia partecipazione di compagni, in cui hanno preso la parola solo Vendola e due (?) dirigenti regionali.
Le riunioni si sono svolte presso locali a pagamento e sono state annunciate anche attraverso spot a pagamento e con la stampa di manchette. Pare fosse predisposto anche un pullman da Sassari, non usato per mancanza di utenti.


martedì 20 maggio 2008

Intervista di Paolo Ferrero



Intervista di Paolo Ferrero su Liberazione del 16/05/08
Romina Velchi


«Capire il perché di una così pesante sconfitta elettorale e politica per me è il primo punto». Paolo Ferrero, già ministro della solidarietà sociale nel governo Prodi, la mette così anche per ribadire che non si candida alla segreteria del Prc.
Perché partire dalla sconfitta?
Perché se non teniamo ben presente i motivi per cui abbiamo perso rischiamo di rifare gli stessi errori anche adesso. Due elementi mi paiono da sottolineare. Innanzitutto abbiamo pagato pesantemente il fatto che il governo Prodi ha deluso le aspettative di chi ci aveva votato nel 2006. Questo vuol dire che nel Congresso di Venezia abbiamo sbagliato l’analisi dei rapporti di forza; abbiamo pensato che la sinistra moderata fosse permeabile alle nostre istanze e invece lo era a quelle dei poteri forti. E abbiamo pensato, sbagliando, che la costruzione del programma elettorale fosse una garanzia: del programma ne hanno fatto carta straccia. Insomma, siamo stati velleitari. La seconda ragione è che la Sinistra arcobaleno è stata una operazione politica di vertice, non in grado di esprimere una sua utilità sociale: non se ne è capita l’utilità, il ruolo storico, nel senso gramsciano del termine. Così, “salvare” la sinistra unendone tutto il suo ceto politico, è parso un problema privato nostro, che non riguardava le persone in carne ed ossa. Eccesso di fiducia nella sinistra moderata e politicismo nella costruzione della sinistra. Ecco due errori da tener ben presente per evitare di ripeterli, cosa che mi pare caratterizzi invece il dibattito attuale.
Quando dici «abbiamo», vuoi dire che ti reputi anche tu responsabile della sconfitta?
Certo. La responsabilità della sconfitta è di tutto il gruppo dirigente che ha scelto la linea del Congresso di Venezia. E io sono tra i maggiori responsabili. L’accusa secondo cui avrei scaricato su altri la responsabilità della sconfitta è una bugia, una pura e semplice falsità. In tutti gli interventi ho sempre chiarito che non esistevano capri espiatori e che la responsabilità era di tutto il gruppo dirigente. Questa menzogna è stata fatta circolare ad arte per nascondere i veri motivi della rottura nel gruppo dirigente. Del resto di menzogne sul mio conto ne sono state messe in circolazione così tante in questo mese che ho dovuto rassicurare mio figlio sul fatto che non l’avrei mai mangiato.
Però, allora, non è che sia chiarissimo su cosa si è prodotta la rottura nel gruppo dirigente.
Si è prodotta perché durante la campagna elettorale una parte del gruppo dirigente, a partire da Fausto, ha proposto e attivamente lavorato al superamento del partito, proponendo la costruzione di un nuovo soggetto politico in cui il comunismo diventasse una corrente culturale. Ancora dopo il disastro elettorale questi compagni hanno insistito nel proporre di accelerare il percorso della Costituente della sinistra «con chi ci sta» (cioè noi e Sd). Mi sono quindi trovato davanti ad una inaccettabile forzatura, di scioglimento del partito dall’alto, a cui mi sono opposto in modo netto. Su questo si è rotto il gruppo dirigente. Ho poi trovato incredibile che alcuni di quegli stessi dirigenti che hanno proposto il superamento di Rifondazione oggi neghino quella prospettiva. Non sulla sconfitta ma sulle prospettive politiche si è diviso il gruppo dirigente.
Va bene, tu non vuoi sciogliere il partito. Ma cosa proponi?
Il nostro primo problema è quello di costruire l’opposizione al governo. Berlusconi sta procedendo molto rapidamente, soprattutto su tre fronti: il ridisegno delle relazioni sociali (detassazione degli straordinari; smobilitazione del contratto nazionale di lavoro), cercando di cancellare quel che resta del movimento operaio, facendo con la non belligeranza del Pd ciò che non gli è riuscito nel 2002 soprattutto grazie all’opposizione della Cgil; il rilancio delle grandi opere, dalla Tav al Ponte sullo stretto agli inceneritori; l’uso delle politiche securitarie a fini propagandistici. Se la sinistra non si dà un proprio ruolo politico nella costruzione dell’opposizione, muore sul serio.
E come si fa?
Innanzitutto ripartendo dalle forze che hanno manifestato il 20 ottobre, ma coinvolgendo anche chi non c’era, dai Verdi e Sinistra democratica a tutto l’arcipelago delle forze sociali e dei comitati.
Dimentichi il Pd…
Non lo dimentico affatto, né mi sogno di fare un’opposizione fatta di vuoto estremismo, come paventa Nichi Vendola. Solo che dobbiamo partire dalla realtà e non dai desideri. I discorsi di Fassino e Veltroni durante il dibattito sulla fiducia a Berlusconi sono consociativi. E non possiamo ignorare che la maggioranza della Cgil sta scegliendo modifiche contrattuali che indeboliscono il contratto nazionale. In questo quadro, l’unica strada per restituire un ruolo politico alla sinistra e contemporaneamente per aprire contraddizioni dentro il Pd, è di costruire un movimento forte, una opposizione sociale ampia e articolata sui territori. Non è che basta dire al Pd “fai opposizione” perché succeda qualcosa: dovremmo avere imparato, stando dentro la maggioranza di Prodi, che il Pd non è permeabile alle nostre istanze. E poi: il Pd ha lavorato per la scomparsa della sinistra e adesso dovrebbe costruire un’opposizione con noi? Se, come io credo, le due sinistre esistono e noi siamo alternativi strategicamente al Pd, proprio per non essere minoritari dobbiamo costruire la nostra forza e la nostra ragione storica di esistenza a partire dal radicamento e dal conflitto sociale.
Cosa diversa è costruire relazioni con quella parte del Pd che, per esempio sul terreno della riforma della legge elettorale per le europee, è indisponibile a cancellare la sinistra innalzando la soglia di sbarramento. Ma non si può confondere questo con la necessità della costruzione dell’opposizione sociale.
Intendi dire: unire la sinistra a partire dalle pratiche sociali?
Sì, la nostra sconfitta è stata sull’utilità sociale e da lì dobbiamo ripartire. Proprio per questo sono contrario alla Costituente della sinistra, così come a quella comunista; queste proposte invece di unire spaccano la sinistra su appartenenze ideologiche. Ottenendo l’effetto, l’una di finire in un eccesso di subalternità al Pd, l’altra di ridursi ad un mero ruolo testimoniale. Le costituenti politiche, di fatto, impediscono la nascita di un movimento unitario, che è, invece, la cosa di cui abbiamo più bisogno oggi: alimenteremmo la concorrenza invece dell’unità. Quello che voglio dire è che non possiamo mettere avanti i processi di aggregazione politica rispetto ai percorsi di ricostruzione sociale. Il punto è la forza della sinistra alternativa, la sua capacità di realizzare un insediamento sociale, la sua capacità di lotta: da qui può partire un progetto politico, non viceversa. Io penso ad una rete di relazioni stabili tra soggetti organizzati e singoli, ad un processo con le gambe per terra, perché o si parte dal sociale o non si va da nessuna parte.
E il comunismo?
Dopo la tragedia del 900, oggi si rischia la farsa. Tra chi lo vuole imbalsamare nei baffoni di Stalin e chi lo riduce ad una “domanda”, rischiamo il rovesciamento del comunismo in idealismi religiosi di varia natura e di dubbia utilità o nel chiamare comunismo il buon senso di non procedere per dogmi ma interrogandosi su ciò che accade intorno.
E invece?
Invece, per me comunismo è proprio il marxiano movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. Cioè la capacità di costruire lotte e percorsi sociali, in cui la difesa degli interessi materiali delle classi subalterne coincide il più possibile con la rottura dei rapporti di potere - e qui c’è tutto il tema della rivoluzione: o il conflitto si pone il problema della rottura dei rapporti di potere, o è destinato ad essere subalterno - e con la maturazione della coscienza di sé. Insomma, il comunismo è il contrario dell’idea religiosa; chiamiamo comunismo il percorso di autocostruzione del soggetto della trasformazione; è la capacità di capire dove si è e cosa bisogna fare per cambiare; è l’intreccio tra l’analisi, la costruzione del confitto e la riflessione sullo stesso. Tanto più necessario oggi in quanto siamo alle prese con una crisi profonda della globalizzazione, alla quale il liberismo temperato non è in grado di dare risposte, mentre la destra presenta il suo volto “rivoluzionario”, costruendo l’immaginario collettivo su un “nemico” (l’Ue, la Cina, l’immigrato, lo zingaro). A questa destra populista o contrapponiamo una radicalità altrettanto forte, comunista, oppure vince la guerra tra poveri.
Se capisco bene, pensi ad una rifondazione e comunista.
Sì. Per costruire una sinistra efficace fuori dal recinto socialdemocratico è necessario che sia ben vivo il progetto politico del Prc: che è, appunto, quello di tenere insieme la rifondazione, l’innovazione e il comunismo. La proposta della Costituente della sinistra e la sua gemella, cioè la Costituente comunista, distruggono il progetto di rifondazione proprio perché separano i due termini: l’innovazione senza comunismo da un lato e il comunismo senza rifondazione dall’altro. Sarebbe un tragico errore.
In ogni caso sarà il congresso a decidere…
Continuo a pensare che fosse meglio discutere per tesi anziché documenti contrapposti: quest’ultima modalità contribuisce a destabilizzare il partito e molti compagni e compagne nei circoli sono giustamente arrabbiati perché non vogliono partecipare ad una conta. Tanto più se si avanza la proposta di un segretario, perché si dà avvio ad un processo plebiscitario che è il contrario di cosa ci serve. La nostra sconfitta è politica, non un problema di leadership: c’era Bertinotti sia quando si prendeva l’8% sia quando si è preso il 3%; in Puglia Nichi ha vinto, ma la Sinistra arcobaleno ha preso il 2,9%; e la Lega Nord vince.
Ma tu, ti candidi o no?
No, non voglio che il congresso si trasformi in una sorta di primarie. Sarebbe di nuovo rovesciare i problemi. Basta vedere il caso di Veltroni: dopo le primarie del Pd sembrava irresistibile, ma non ha spostato una virgola. L’unica chance che abbiamo è ripartire dal progetto politico: da lì dovranno uscire i nostri gruppi dirigenti e non il contrario. Il Prc deve restare, per l’oggi e per il domani; è necessario ma non sufficiente, per questo deve essere il motore dell’aggregazione della sinistra dal basso, costruendo l’opposizione per rimettere a tema l’alternativa. Anche per questo lancio un appello al tesseramento a Rifondazione.