sabato 20 dicembre 2008

Per la difesa dei diritti e della dignità dei cittadini sardi detenuti




L’Associazione 5 Novembre “per i diritti civili” aderisce alla settima edizione della fiaccolata per i detenuti e per le loro famiglie “Stella di Natale del Buoncammino”, organizzata dal comitato spontaneo di cittadini e associazioni di volontariato. Condividiamo lo spirito della fiaccolata per la fraternità, l’accoglienza e la solidarietà. Pensiamo che il sistema dell’esecuzione penale in Sardegna viva un dramma sintetizzato dalle condizioni immorali e incostituzionali dei cittadini detenuti. II nostro impianto costituzionale è incentrato sul principio di eguaglianza e di legalità, ma le condizioni di vita nei luoghi di pena sardi rappresentano forme di illegale maltrattamento più volte sottolineato dai rapporti degli ispettori europei sulle carceri italiane. Al mondo della politica sarda chiediamo l’applicazione della legge e il rispetto dell’articolo 27 della costituzione.

Per l’applicazione del principio di territorialità della pena.
Sono numerosi i detenuti sardi, in esecuzione di pena o in attesa di giudizio, rinchiusi nelle carceri della penisola. La detenzione lontano dalla Sardegna crea pesanti disagi ai reclusi ed ai loro familiari, che per le visite e i colloqui impiegano diversi giorni di viaggio, con spese gravanti su situazioni economiche sempre molto difficili, e ripercussioni psicologiche per i limiti ai rapporti affettivi nei riguardi soprattutto di bambini e anziani. Chiediamo il rispetto della legge sull'ordinamento penitenziario e la concreta attuazione del protocollo d'intesa tra il Ministro della Giustizia e la Regione sul principio di territorialità delle pene. Il Ministero della Giustizia e la Regione devono rendere noto il numero esatto dei detenuti sardi, in esecuzione di pena o in attesa di giudizio, rinchiusi nelle carceri della penisola.


Per l’applicazione della Riforma Sanitaria, anche a Buoncammino.
Chiediamo l’immediata applicazione della riforma della sanità penitenziaria nella nostra Regione. Vogliamo il definitivo trasferimento delle funzioni di assistenza sanitaria in carcere dall’amministrazione penitenziaria al SSN. Pensiamo che il carcere debba rispettare il principio costituzionale della tutela alla salute, perché il cittadino detenuto non può avere una disparità di trattamento rispetto al cittadino libero.


Per l’istituzione del garante dei detenuti in Sardegna.
Chiediamo l’approvazione di una legge regionale che istituisca il garante regionale per i cittadini privati della libertà personale. Sentiamo la necessità di una figura terza, di garanzia e mediazione tra il carcere e il cittadino detenuto. Vogliamo un Garante che vigili e promuova i diritti delle persone private della libertà, anche di quelle sottoposte a misure alternative alla detenzione.


Basta con bambini in carcere, case-famiglia per le madri.
Nel carcere Buon Cammino di Cagliari è detenuta una bambina di 2 anni. La chiameremo Elisa. Elisa, insieme alla madre, resta chiusa in cella per 20 ore al giorno. Elisa, quando sente chiudere la porta della cella, piange e si dispera. Elisa, quando in carcere incontra qualcuno gli tende la mano per essere portata via da lì. Via dal quel posto vecchio e freddo. Via da quella cella buia, dove anche il sole fatica ad entrare. È da agosto che Elisa è detenuta. La madre di Elisa non ha un domicilio e non può quindi ottenere la misura alternativa per le detenute madri. Così Elisa resta in carcere e rischia di passarci il Natale. (da www.radiocarcere.com). Chiediamo di sostituire il carcere con case-famiglia al di fuori delle mura del penitenziario per le donne che non possono rinviare la pena. Pensiamo sia necessario affermare il diritto delle madri a rimanere accanto ai loro figli.

Associazione 5 Novembre “per i diritti civili”
http://associazione5novembre.blogspot.com/
associazionediritticivili@yahoo.it

giovedì 18 dicembre 2008


Partito della Rifondazione Comunista

al Collegio nazionale di garanzia

al Collegio regionale di garanzia sardo

Oggetto: richiesta di pronunciamento del Collegio di garanzia nazionale sulla convocazione cpr sardo.

In data 6 dicembre 2008 è stato convocato il Comitato politico regionale della Sardegna, durante lo svolgimento dello stesso si è deciso, a maggioranza, di procedere al suo proseguimento per il martedì 16 dicembre 2008. A chi richiedeva l’aggiornamento all’8 dic ( giornata festiva che avrebbe facilitato la partecipazione di chi ha impegni di lavoro), è stato risposto che così facendo non ci sarebbe stato il tempo per mandare la comunicazione dell’aggiornamento agli assenti.

Invece per l’aggiornamento nessuna comunicazione, neppure informale, è stata inviata alle Compagne e ai Compagni componenti il Cpr sardo.

Anche a voler intendere che i presenti alla prima riunione fossero debitamente informati del proseguimento della riunione, nessuna comunicazione che avvertisse perlomeno le Compagne ed i Compagni assenti ha dato loro la possibilità di essere informati della nuova data.

All'apertura della seconda riunione veniva fatto notare alla presidenza, composta dal Presidente del Comitato politico regionale , dal Segretario regionale e dal Presidente del Collegio regionale di garanzia, l'anomalia della convocazione medesima e l'assenza di Compagne e Compagni dovuta essenzialmente al non aver avuto nessuna notizia sull’aggiornamento.

Altresì veniva richiesto che durante la riunione non si assumessero decisioni formali che potessero essere in seguito inficiate .

Il Presidente del Cpr , senza alcuna consultazione del Presidente del Collegio di Garanzia, ha risposto che nessuna comunicazione era dovuta , neppure alle Compagne ed i Compagni assenti alla prima riunione, e che comunque la riunione si intendeva perfettamente regolare data anche la presenza del numero legale in sala. Tanto è vero che le votazioni finali su documento ed elezione della segreteria regionale hanno ottenuto 37 voti su 70 componenti del Cpr.

Si chiede, pertanto, al Collegio nazionale di garanzia di volersi esprimere sulla regolarità della convocazione di detto Cpr e pertanto delle deliberazioni assunte.

v.pillai, g.fresu, g.ibba. m.piredda, g.stocchino, v.macrì
Cagliari 18 dicembre 2008

Sintesi intervento di Vincenzo Pillai al cpn del 13 dicembre


Non siamo all’altezza delle difficoltà che il precipitare della crisi economica e sociale ci pone :non solo perché l’azione di logoramento svolta dalla minoranza rende difficile mobilitare il partito nel suo complesso sulle scadenze di lotta che vengono decise ma, soprattutto, perché in questi anni ,quasi tutti noi, abbiamo lavorato pensando che si potesse andare avanti da una elezione all’altra e non ostacolando, quindi,adeguatamente quel processo di istituzionalizzazione del Partito che oggi appesantisce e tende a vanificare la scelta strategica del partito sociale che riparte dal basso a sinistra.

Non c’è bisogno di essere contro la partecipazione del partito alle elezioni per rendersi conto che abbiamo contribuito a creare un ceto che si sta progressivamente autonomizzando, fino a fenomeni estremi, per cui chi è nelle istituzioni crea veri e propri feudi che lavorano solo per riprodurre il potere del consigliere o dell’assessore. In Sardegna, della cui situazione parlerà dopo un altro compagno, vi sono esempi emblematici.

Abbiamo trascurato quella cura del Partito che parte dalla valorizzazione del militante presente nei movimenti , dall’azione di formazione del dirigente attraverso il suo percorso nel luogo di lavoro, nell’esperienza personale dello scontro di classe e della militanza sindacale. Recuperare su questo terreno sarà faticosissimo e il giornale,senza nulla togliere all’autonomo contributo che ogni giornalista può liberamente dare, attraverso il suo lavoro , ad individuare i punti critici della nostra scelta strategica, deve divenire uno strumento di informazione e formazione; in vista di momenti nei quali non è detto che il precipitare del ceto medio verso l’ indigenza faciliti necessariamente una svolta politica a sinistra; non vedo le condizioni culturali di massa e non c’è ancora un partito attrezzato per contrastare prevedibili livelli di populismo fin’ora sconosciuti ai nostri militanti e le azioni dei tanti strumenti, legali e non , di cui possono disporre gli apparati dello Stato.

La riuscita delle manifestazioni di questi mesi, anche a Cagliari, non deve illuderci sul ruolo positivo che in questo momento sta svolgendo la CGIL, perché restano alla sua guida gli stessi che hanno contribuito a disarmare, culturalmente e materialmente, il movimento in presenza del processo di precarizzazione operaia e parcellizzazione sociale, per cui diventa fondamentale e urgente lavorare per una piattaforma condivisa dal quadro militante che è sceso in campo anche se , per ora , sotto sigle diverse.

Comitato Politico Nazionale PRC, 13-14 dicembre 2008. Sintesi dell'intervento di Gianni Fresu


Il quadro politico che emerge dalla crisi del Governo Soru mostra dei tratti di rilievo non solo regionale. La prima considerazione riguarda l’inservibilità politica del PD, artefice principale della crisi. A conferma ulteriore di quanto fosse avventata l’idea della “costituente della sinistra” che puntava tutte le chanches di un nostro rilancio sul rapporto organico con il partito di Veltroni. È paradossale ma il PD, che al momento della sua costituzione è stato presentato come soggetto votato alla stabilizzazione del quadro politico, si è rivelato in tutti i passaggi fondamentali la principale fonte di destabilizzazione e paralisi della maggioranza. Tenendo conto dell’accusa a suo tempo rivolta a Rifondazione (l’inaffidabilità governativa) da DS e Margherita verrebbe da spiegare tutto con la categoria della nemesi. Il PD in Sardegna, ma credo che il discorso valga a livello nazionale, è strutturato come le camarille liberali dell’Ottocento. Non si tratta di un soggetto politico dotato di una sua identità organica e definita ma di un agglomerato composto da consorterie condensate attorno a singole personalità che controllano partito, istituzioni e collegi senza alcun disegno complessivo. A fine Ottocento la dissoluzione del liberalismo italiano portò al tentativo di assemblaggio dei due raggruppamenti tradizionali della Destra storica e della Sinistra liberale per formare un unico «blocco costituzionale» presentato come baluardo contro le due ali estreme della reazione e della rivoluzione. Oggi come allora più che di “trasformazione del sistema politico” si deve parlare molto più prosaicamente di «trasformismo» e il divampare in tutta la sua virulenza della questione morale ne è una conferma. Sia chiaro che neanche Soru, per quanto possiamo rilevare gli aspetti enormemente positivi di questa legislatura, si sottrae a tale dinamica ma è parte in causa. Così, a mio avviso, la vera natura della crisi sta tutta nella lotta senza esclusioni di colpi per la leadership nel PD e nella coalizione di centro sinistra. Detto in altri termini, ci troviamo di fronte ad una crisi pilotata per tagliare gordianamente i nodi non risolti, che scarica irresponsabilmente sulle classi sarde più disagiate il fardello della decomposizione del PD. La crisi è stata decisa proprio quando doveva essere votata la manovra finanziaria, a cui è stata anteposta la legge urbanistica, con il risultato di andare ad elezioni in un periodo di recessione e con la desertificazione industriale in atto (proprio in queste settimane viene chiuso quel che resta dell’industria petrolchimica sarda), condannando l’isola ad un indefinito periodo tempestoso governato con l’esercizio provvisorio. Il nostro Partito si è semplicemente accodato, dopo aver concordato l’intesa futura con il Presidente della Regione non su un accordo programmatico ma su un semplice rapporto fiduciario personale. Su queste basi sarà difficile costruire qualcosa di solido e progressivo, imporre una svolta sul versante delle politiche attive del lavoro e su quelle dell’assetto industriale, deficitarie anche in questa legislatura.

A Cagliari e a Gradisca - Le rivolte degli "ospiti" detenuti


Mercoledì 17 dicembre 2008
da Globalproject.info

La situazione è esplosiva anche e soprattutto per i richiedenti asilo. A gestire le strutture è sempre Connecting People. Sembra ormai trascorso molto tempo da quando l’allora Governo di centro-sinistra guidato dal presidente Prodi aveva giocato la carta dell’umanizzazione dei centri di detenzione. Operazione fallita, questo era logico: la realtà ci racconta di polveriere che ovunque si apprestano ad esplodere e spesso ciò che non è raccontato, è una verità quotidiana di rivolte, tentativi di fuga, insofferenze. Negli ultimi giorni a Gradisca d’Isonzo (Gorizia) e ad Elmas (Cagliari), si sono susseguiti tentativi di fuga a rivolte e manifestazioni di protesta.

Se la realtà di chi è detenuto nelle strutture, o nelle parti dei centri (come a Gradisca), destinate alla Permanenza Temporanea in attesa di espulsione, ora chiamati CIE, è da sempre drammatica, con gli episodi degli ultimi giorni viene a galla una seconda realtà, da sempre denunciata, ma molto spesso dimenticata: quella dei richiedenti asilo. I cosidetti centri di prima accoglienza diventano così delle vere e proprie prigioni. La struttura di Gradisca ha messo a disposizione 250 posti proprio per l’identificazione e "l’accoglienza" dei richiedenti, quella di Elmas è totalmente dedicata agli aspiranti rifugiati. Ad accomunarne le sorti la comune gestione di Connecting People, "impresa socialmente orientata".

I richiedenti asilo, anche grazie alle nuove norme approvate con il Decreto legislativo n. 159 del 3 ottobre 2008, entrato in vigore il 5 novembre scorso, possono essere soggetti alla restrizione della libertà di circolazione. Inoltre, il macchinoso iter per la risoluzione della domanda, fatto di valutazioni, ricorsi e permessi temporanei che si propongono come anti-cametra all’irregolarità, si traduce in tempi di attesa per la risposta che superano ormai abbondantemente i sei mesi, creando situazioni di semi-detenzione, se non di totale di restrizione della libertà, insopportabili.

Ma non è tutto. La Connecting People, a garanzia del "tutto esaurito" (per ogni migrante "ospitato" riceve un lauto compenso), ha saputo mettere in campo un vero e proprio canale preferenziale tra le coste dove avvengono gli sbarchi e le strutture che gestisce. Lampedusa e Gradisca sono al lato opposto della penisola ma Connecting People, ora si è scoperto il motivo della scelta del nome, ha saputo accorciare le distanze con ponti aerei senza precedenti che dalla Sicilia portano i richiedenti asilo a presentare domanda per lo status di rifugiati proprio nel Friuli.

Sulla situazione delle due strutture proponiamo l’intervista a Roberto Loddo (Associazione 5 novembre per i diritti civili di Cagliari) e Cristian Massimo (Associazione Razzismo Stop FVG) e alcuni approfondimenti.

Cpa di Elmas - La denuncia delle associazioni: il centro è una prigione
Intervista a Roberto Loddo, Associazione 5 novembre per i diritti civili
L’inferno di Elmas in Sardegna, il Cpt della rabbia di Costantino Cossu
Protesta rifugiati davanti prefettura Cagliari Fonte: Sardegna Oggi 09.12.08

Cpt di Gradisca - Tra disordini, fughe e speculazione dei gestori
Intervista a Cristian Massimo dell’Associazione Razzismo Stop
Cpt di Gradisca - Una rivolta nel Cie non pacificato Fonte: Meltingpot.org 09.12.08
Accoglienza e detenzione: le due facce del cpt di Gradisca di Gabriele Del Grande
Gradisca. Cpt, la gestione a Connecting people