domenica 5 ottobre 2008

O.d.g. Respinto sulla partecipazione della federazione di Cagliari alle assemblee contro il G8 in Sardegna.


O.d.g. Respinto.

Federazione di Cagliari
Venerdì 3 Ottobre 2008

Oggetto: Partecipazione della federazione di Cagliari alle assemblee
contro il G8 in Sardegna.

Dagli allegati della lettera di convocazione del Cpf odierno, si evidenzia che il Partito guarda con attenzione e ritiene di dover aderire al progetto denominato "G-Tutti" promosso dall'associazione per i diritti umani "Mastinu Marras".

Pensiamo che il comitato politico federale debba favorire la partecipazione attiva dei compagni e delle compagne all'interno del Comitato contro il G8 in Sardegna, denominato "Contra su G8", un comitato attivo da molti mesi e composto da associazioni nazionali, collettivi, movimenti culturali e politici, comitati e sindacati di base, che vede la partecipazione e l'adesione alle iniziative di lotta anche del Partito e dei Gc a livello nazionale.

Limitare la partecipazione e l'adesione del Partito, alle iniziative promosse solo da una singola sigla o associazione, peraltro mai comparsa finora, nei lavori del comitato contro il G8, contraddice la linea di partecipazione e internità al movimento, finora tenuta dal Partito, a partire dal G8 2001 di Genova.

Questa scelta spacca il movimento e la Sinistra. Questa scelta contraddice il lavoro del Partito per la costruzione di una unità e un radicamento a Sinistra nella società sarda e italiana. Per tutti questi motivi, la federazione di Cagliari del Prc, ritiene di dover aderire all'assemblea "contra su G8" e ai lavori gia avviati a livello regionale e nazionale, per la creazione di un contro-vertice realmente condiviso dal movimento, dal Prc nazionale, dal sindacato, e dai nostri compagni militanti.

Sintesi della relazione di Paolo Ferrero


Direzione Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista, 2 ottobre 2008

La fase politica
Al congresso avevamo detto che c'era una crisi del neoliberismo che si cominciava a vedere e che, parallelamente, c'erano i pericoli di una stabilizzazione moderata del berlusconismo per assenza di una opposizione efficace. Stiamo assistendo ad una accelerazione molto forte su tutti e due i piani, e vorrei darne brevemente conto. Sulla parte della tendenza alla guerra e sugli elementi di crisi geopolitica ne abbiamo discusso ampiamente nell'ultima direzione e non vorrei quindi tornarci, se non per richiamare il fatto che su questo versante ci troviamo in una fase di grande destabilizzazione in cui i punti che abbiamo individuato (lotta al riarmo, lotta all'allargamento della Nato ad Est e contro la Nato, per la rimessa al centro del diritto internazionale) devono essere tenuti fermi, perché sono i nodi di fondo.

A questa si è aggiunta la crisi finanziaria, che è a tutti gli effetti una crisi del capitalismo nella sua forma neoliberista. Evitando ogni ideologia della crisi, ne sottolineo gli elementi, dal mio punto di vista, qualitativi. La crisi non è un elemento riassorbibile facilmente con la riproposizione di politiche neoliberiste. Mi pare evidente che sia la profondità che l'ampiezza degli elementi di crisi obbligano ad un salto di qualità. L'intervento pubblico, che sino a tre settimane fa pareva una cosa da estremisti, è oramai parte del dibattito sulle prime pagine dei quotidiani. C'è una crisi del neoliberismo dovuta a contraddizioni interne: non è una crisi maturata nella capacità di un movimento di massa di mettere in discussione il neoliberismo, è una crisi all'interno del meccanismo di accumulazione, che non ha esiti predeterminati.

La discussione si sposta dal se deve essere fatto l'intervento pubblico al come deve essere fatto: con una politica di bassi salari che socializzi le perdite per tutelare i profitti oppure con una politica di alti salari e di aumento dei diritti sociali. In questo contesto si inserisce la politica del governo Berlusconi, una politica organica, non una sommatoria di provvedimenti, in cui troviamo dalla questione dei contratti, con il tentativo di smontare il Contratto nazionale di lavoro e di puntare ad una individualizzazione del rapporto di lavoro con una modifica strutturale del ruolo del sindacato. Dall'attacco al welfare, alla scuola, che si può assumere come elemento paradigmatico della politica di Berlusconi, perché da un lato c'è l'elemento di riduzione delle risorse, ma in realtà si cerca di ridisegnare la società in termini regressivi.

Il federalismo fiscale è l'altra faccia del disegno per attaccare il Ccnnll in cui l'attacco al welfare causato dalla diminuzione delle risorse, si sommerebbe ad una guerre tra regioni ricche e regioni povere. La questione della democrazia nel Paese. Attraverso una miriade di norme fatte per non far funzionare la giustizia come una giustizia per tutti, si lavora da un lato a sottomettere all'esecutivo il controllo della magistratura, da un altro a far sì che le forze di polizia abbiano "le mani libere", cercando di modificare la democrazia nel Paese in senso autoritario. Così come la legge elettorale per le elezioni europee, con il combinato disposto dello sbarramento e della eliminazione delle preferenze, farebbe sì che la sinistra rischi di essere cancellata dal Parlamento europeo e che i presidenti di quattro o cinque formazioni politiche possano decidere chi andrà in Europa a rappresentare i loro interessi, producendo una riduzione della democrazia, che coincide con la ristrutturazione in forma autoritaria delle formazioni politiche che gestiscono il mercato della politica. L'attacco alla libertà di stampa e il tentativo di assassinare Liberazione e il manifesto vanno nella stessa direzione. L'obiettivo del governo è la gestione autoritaria della frantumazione del conflitto sociale. In questo quadro ci sono degli elementi di controtendenza che vanno valorizzati. Da questi dobbiamo ripartire per avere una prospettiva politica.

domenica 28 settembre 2008

RIFONDAZIONE IL 27 SETTEMBRE IN PIAZZA CON CGIL



"Ce n'è bisogno come il pane. Costruiamo l'opposizione contro governo e Confindustria". Il Prc aderisce alla mobilitazione indetta dalla Cgil in tutte le piazze d'Italia

Il Segretario Paolo Ferrero parteciperà al corteo di Torino


Ce n’è bisogno come il pane

COSTRUIAMO L’OPPOSIZIONE
CONTRO GOVERNO E CONFINDUSTRIA

• In una situazione di salari e pensioni tra i più bassi d’Europa, con prezzi e tariffe che salgono in maniera insostenibile, mentre aumenta il numero di persone che sono costrette ad indebitarsi per fare fronte ad una spesa imprevista o soltanto per arrivare alla fine del mese;
• In una situazione in cui i dati sul mercato del lavoro ci parlano di una crescita del lavoro precario e senza qualità, con le giovani generazioni private di una prospettiva di futuro;
• In una situazione di pesante insufficienza dei servizi sociali e del sistema di welfare che si scarica sulla condizione di vita e di lavoro delle donne, con tassi di occupazione, livelli salariali, carichi di lavoro di cura insostenibili;
• In una situazione di crisi del liberismo che produce recessione e collassi finanziari;


Il Governo Berlusconi e Confindustria hanno sviluppato un attacco durissimo e complessivo ai diritti del lavoro e sociali, alla scuola, alla democrazia:

Salari e pensioni perderanno ulteriore potere d’acquisto per lo scarto tra inflazione programmata e inflazione reale come per la mancata restituzione del fiscal drag. La precarietà del lavoro è esaltata dai provvedimenti assunti, le politiche del governo acuiscono la crisi economica;
L’attacco ai servizi sociali, alla sanità, ai lavori pubblici peggiorerà ulteriormente la qualità della vita di donne e uomini;
L’attacco all’istituzione pubblica persegue l’obiettivo di una scuola dell’esclusione, che esalta le disuguaglianze, fra logiche neoautoritarie e volontà di privatizzazione;
L’attacco al contratto collettivo nazionale vuole rompere ogni legame di solidarietà tra i lavoratori, impoveriti, e dividerli. Governo e Confindustria vogliono cambiare la natura del sindacato, trasformarlo da soggetto di organizzazione dei lavoratori in gestore subalterno e complice delle imprese. Un esito che si vuole anticipare con la vicenda Alitalia;

E’ un disegno organico di una società sempre più disuguale, gerarchica, autoritaria. Le politiche della destra aumentano la sofferenza e vogliono distruggere la possibilità di organizzazione collettiva dei lavoratori e del conflitto. Aumentano l’insicurezza sociale e costruiscono il capro espiatorio, adottando misure incivili e razziste.

La mobilitazione indetta oggi dalla Cgil è un appuntamento importante. Rifondazione Comunista ne condivide le ragioni e vi aderisce.
C’è bisogno di opposizione. Di una piattaforma alternativa. Di lavorare alla costruzione dello sciopero generale.
C’è bisogno di difendere il contratto nazionale, di forti aumenti salariali, della reintroduzione di un meccanismo automatico di indicizzazione di salari e pensioni. Contro la legge 30 e la legislazione precarizzante, per il salario sociale e un nuovo welfare. Per la difesa e il rilancio della scuola pubblica.
Per nuovi diritti di cittadinanza.

domenica 14 settembre 2008

Ecco la squadra di Paolo, in sei, tutti di maggioranza. Auguri alla nuova segreteria, viva Rifondazione!

di Angela Mauro
da Liberazione, 14/09/2008

Rifondazione comunista ha una nuova segreteria nazionale. Sono sei le persone che affiancheranno il segretario Paolo Ferrero nell'applicazione della linea politica che ha prevalso al congresso di luglio a Chianciano (opposizione sociale, no al superamento del Prc). La squadra - composta da Roberta Fantozzi, Maria Campese, Claudio Grassi, Eleonora Forenza (mozione 1), Gianluigi Pegolo (mozione 3), Claudio Bellotti (mozione 5) - E' stata eletta ieri dal primo comitato politico nazionale (cpn) post-congresso (141 sì, 130 no, 4 astenuti). Il "parlamentino" del Prc, ha anche eletto la nuova direzione e confermato il tesoriere.

La direzione (eletta con 247 s�, 22 no, 5 astenuti) si riunirà lunedì 22 settembre (60 membri: 24 della mozione 1, 28 della 2, 5 per la 3, 2 per la 4, 1 per la ex mozione 5 sciolta dopo Chianciano). Confermato il tesoriere Sergio Boccadutri, mozione 2, era già nell'aria che rimanesse in carica (256 sì, 10 no, 5 astenuti, 3 schede bianche). Il quadro generale non presenta sorprese rispetto a quanto si era delineato subito dopo la chiusura dell'assise di Chianciano. Ieri Ferrero ha ribadito l'offerta di gestione unitaria del partito alla mozione 2 guidata da Nichi Vendola (il governatore della Puglia assente al cpn perchè impegnato all'inaugurazione della Fiera del Levante a Bari).

Proposta rifiutata, come era già stato detto. "Non ci sono le condizioni - l'intervento di Gennaro Migliore - non si possono mettere da parte le diverse opzioni politiche, cioè i motivi per cui ci siamo divisi". Vendoliani fermi dunque nell'applicazione della loro linea politica (la costituente di sinistra, specifica Alfonso Gianni), pur restando nel partito con il loro 47 per cento. Un po' per tutte le mozioni congressuali, il centro nevralgico dello scontro interno diventerà la direzione nazionale, organo più snello del cpn (che conta 281 membri, i risultati delle votazioni di ieri tengono in conto 7 assenti) e che, rispetto al cpn, si riunisce più spesso. Punta molto sul dibattito in direzione anche l'area dell'Ernesto (terza mozione), scontenta per essere stata esclusa dalla segreteria tanto da minacciare il voto contrario in cpn. "A Chianciano hai vinto anche con i nostri voti - si rivolge a Ferrero il leader dell'Ernesto Fosco Giannini - Potremmo votare no, ma sarebbe irresponsabile: regaleremmo il partito alla vasta opposizione interna che vuole superarlo�".
L'Ernesto dunque si allinea.

Il dibattito in cpn fotografa senza scatti particolari (tranne che nella coda, ma ne parliamo più avanti) il dualismo interno tra le mozioni che appoggiano il segretario e la mozione 2, costituitasi in area "Rifondazione per la sinistra". A Ferrero viene contestato il piano di attacco contro l'idea del governo di introdurre una soglia di sbarramento al 5 per cento nel sistema elettorale per le europee. "E' sconcertante che l'unica proposta siano i presidi davanti alle sedi del Pdl - dice Migliore - Abbiamo intrapreso una strada pericolosamente testimoniale e minoritaria". Ribatte il segretario nelle conclusioni: "Lo so che i sit-in non bastano per far cambiare idea a Berlusconi, ma serve un'offensiva. Dovremmo insistere sulla riduzione dello sbarramento e la difesa delle preferenze". E concorda con la proposta di Roberto Musacchio (mozione 2) e Franco Russo (ex mozione 5) di "allargare il fronte della collaborazione con l'Udc di Casini, in prima linea per mantenere le preferenze". "Ma come" Con Bertinotti abbiamo fatto lo sciopero della fame contro le liste civetta in camper a piazza Colonna", ricorda Grassi. Ferrero si trova a dover controbattere poi sulla sua idea di gestire unitariamente all'Idv la raccolta di firme per il referendum sul lodo Alfano (immunità per le alte cariche dello Stato).

Il segretario replica alle critiche di Alfonso Gianni sulla tempistica della petizione, che Di Pietro avvierà in piazza l'11 ottobre. "Ho chiesto io a Di Pietro di cominciare ora per fare in modo che la Consulta dia il via libera solo a gennaio ed evitare che la consultazione coincida con quella sulla legge elettorale maggioritaria, prevista l'anno prossimo - sottolinea Ferrero - In questo modo, il referendum sul lodo Alfano non farà da volano per il raggiungimento del quorum all'altra consultazione sulla quale non siamo d'accordo". E poi critiche sulla gestione della giornata di mobilitazione in programma oggi al Teatro Brancaccio di Roma. "Ha una piattaforma senza il mandato del cpn", dice Migliore. "Il mandato� la linea che ha vinto a Chianciano", secca la risposta di Ferrero.

Perfino sull'11 ottobre c'è polemica, nonostante che il cpn voti all'unanimità un ordine del giorno di adesione alla mobilitazione contro le politiche del governo indetta per quella data da diverse associazioni della sinistra. C'è un contrario, Franco Russo: "Voto contro. Guardando le firme apposte all'appello (tra gli altri anche Bertinotti e Ingrao, ndr.) sembra di stare ancora ai tempi dell'Arcobaleno...". Nelle repliche Ferrero media: "Non è una manifestazione convocata dai partiti e ciò ha permesso che tutto il Prc vi partecipi. Io sono per coordinare tutte le forze di opposizione: propongo che il Prc aderisca allo sciopero generale dei sindacati di base il 17 ottobre e ai sindacati di base propongo di scendere in piazza con noi l'11". Inutile dire delle contrapposizioni tra la maggioranza e la minoranza vendoliana sull'atteggiamento da assumere con il Pd. "Non può essere omesso dalle nostre discussioni sull'opposizione", sostiene Migliore. "Ma come si fa se si limitano ad un ruolo emendativo nei confronti del governo? - osserva Ferrero - Non possiamo insegnare nulla perchè non contiamo nulla in questa fase. Dobbiamo invece sfidarli sul terreno di un'opposizione di sinistra, altrimenti Veltroni non si sposta".

Il "bello" arriva intorno alle 17. La votazione di un ordine del giorno presentato da Elettra Deiana (mozione 2) sulla crisi del Caucaso sembra un'inezia di fine seduta, ma invece mette a nudo la palude del dibattito interno. Cerca di bloccarlo Ramon Mantovani: "Rimandiamolo alla direzione, dopo una discussione seria sul tema". I vendoliani non ci stanno e insistono sul dispositivo che sostanzialmente invita a "non parteggiare" per Russia o Usa e a mobilitarsi contro la corsa alle armi delle varie superpotenze ("Chavez ha cacciato l'ambasciatore Usa, ma non è bello che le navi russe ora si stiano muovendo verso l'America Latina", è la frecciata di Alfonso Gianni). La segreteria risponde con un "ordine del giorno che rinvia la discussione alla direzione", spiega Fabio Amato. Ed è marasma. "Non si può contrapporre quella che è una mozione d'ordine ad un ordine del giorno. Piuttosto votiamo l'uno e l'altro", propone l'ex segretario Giordano.

Sempre di più sono in piedi. C'è chi guarda l'orologio preoccupato per il calcio d'inizio della partita della Roma con il Palermo, Maurizio Zipponi se la ride ("che spettacolo e senza pagare il biglietto..."), Orfeo Goracci, sindaco di Gubbio ed esponente di maggioranza, va al microfono e dà il colpo di grazia: "E' un'ora che discutiamo dell'Abkhazia e dell'Ossezia ma se usciamo fuori scopriamo che ai nostri compagni non gliene frega niente...2. Cori di "buuu". Se ne esce quando Ferrero propone di mettere ai voti entrambi i dispositivi: bocciato quello dei vendoliani, accolto quello della segreteria, il dibattito si sposta dunque in direzione. Ultima chicca: il cpn approva un ordine del giorno sulla situazione di Liberazione . Tenuto conto delle preoccupazioni della redazione - il senso - si dà mandato al cda della società editrice, Mrc, di "proporre un piano di rilancio sulla base dei dati economici esistenti".

lunedì 8 settembre 2008

«Sui licenziamenti non si transige Cgil, Cisl e Uil battano un colpo»


FS/I DELEGATI IN ASSEMBLEA
«Sui licenziamenti non si transige Cgil, Cisl e Uil battano un colpo»

Dal Il Manifesto, 6 Settembre 2008
s. f.

Un'affollata assemblea promossa dalla storica rivista dei macchinisti «Ancora in marcia» ha portato ieri a Roma centinaia di ferrovieri e delegati sindacali. Il mese scorso, Dante De Angelis, macchinista e rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls), è stato licenziato dalle Ferrovie per avere denunciato i due Eurostar spezzatisi nella stazione centrale di Milano a luglio. «Un fatto senza precedenti, nella misura in cui trova 'giustificazione' proprio in quelli che sono diritti e doveri di un Rls», ha ricordato l'avvocato di De Angelis.

Ma che, eccezione fatta per qualche dichiarazione ad uso e consumo della stampa, non avuto seguito alcuno nell'iniziativa sindacale. Come nulla fosse, i sindacati confederali hanno aperto il 2 settembre scorso la trattativa con le Ferrovie. Una trattativa, tra l'altro, che tocca questioni dirimenti per la sicurezza: dall'introduzione del macchinista unico, al «progetto operation» (che comporterà la riduzione del numero di capistazione sulle linee ferroviarie), fino alla ristrutturazione del comparto manutenzione, con conseguenti esternalizzazioni e riduzione di personale.

I ferrovieri di base e i macchinisti hanno dunque invitato ieri tutti i sindacati ( e la richiesta verrà formalizzata in una lettera indirizzata a Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Orsa e Fast - la Cub, con il suo coordinatore Pierpaolo Leonardi, ieri era presente e ha sostenuto le ragioni dei ferrovieri sindacati a cui tra l'altro molti dei presenti ieri sono iscritti) a sospendere la trattativa e dichiarare lo sciopero: «Sui licenziamenti non si può transigere, senza una risposta la categoria si organizzerà da sè». Sulla portata del tutto «eccezionale» dell'evento d'altro canto nessuno dei presenti ieri ha sollevato dubbi. Luigi Zanda (Pd) ha annunciato un'interrogazione parlamentare: «In nessuna democrazia può esistere un'azienda pubblica che decida di licenziare dei lavoratori impedendogli di esporre rischi e prospettare pericoli». «Servirebbe un encomio e invece in Italia ci si ritrova disoccupati», dice Fabio Evangelisti (Idv). Secondo Giorgio Cremaschi (Rete 28 Aprile) «non è un caso che il tutto sia accaduto poco prima dell'avvio del confronto sul macchinista unico».