
Via, è tempo di guardare in faccia la realtà. Siamo in presenza di una crisi strutturale del sistema alla quale, in Italia, si intreccia una crisi della rappresentanza nelle istituzioni e un malcelato desiderio di circoli borghesi di dare una spallata definitiva alle conquiste fatte dai lavoratori in cento anni di lotte. Ieri è toccata al movimento pastori che ha tutta la nostra solidarietà e non ha certo bisogno dei nostri consigli su come affrontare la fase che si va determinando: Noi vogliamo che vincano la loro battaglia perché è parte integrante di un più ampio processo di crescita del sentimento nazionale sardo e del bisogno di liberarci dal dominio delle multinazionali che vogliono imporci , attraverso un mercato che è libero solo per loro, cosa mangiare e cosa pensare. Ma tutti dobbiamo imparare a organizzarci meglio nei luoghi di lavoro come nelle scuole; o vogliamo continuare ad illuderci che ci siano soluzioni sindacali alle vertenze in corso nelle industrie e margini di intervento migliorativo della legge Gelmini? vogliamo continuare ad illuderci che ci siano margini di riformismo con partiti pronti a qualsiasi compromesso pur di vincere le elezioni?
In Sardegna, alla colonizzazione operata con una industrializzazione senza verticalizzazioni adeguate e collegamenti con le risorse locali, seguirà la deindustrializzazione nelle forme che servono alla riorganizzazione planetaria delle multinazionali e l’estensione delle terre a disposizione di siti militari e paramilitari per la sperimentazione di armi sempre più sofisticate e la produzione di energia nucleare. Vogliono ulteriore spopolamento delle zone interne con conseguente inurbamento nelle città sempre più povere di identità culturale; un progressivo genocidio di un popolo con ancora poche occasioni per riconoscersi nazione in sé e per sé.
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